UNDERWEAR-LESS OBSESSION, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare New York

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“Prometheus, teacher in every art, brought the fire that hath provided to mortals a means to mighty ends”, che tradotto alla buona sarebbe: Prometeo, maestro in ogni arte, ha portato il fuoco che ha fornito ai comuni mortali un mezzo per fini imponenti.
Questo è scritto sopra la statua del titano che si azzuffava con Zeus, statua enorme e tutta d’oro in piazza Rockefeller, un luogo ameno nel cuore di Manhattan. Da quanto ho potuto vedere in giro, niente rappresenta meglio lo spirito americano di questa piazzetta di qualche piede quadrato incastrata tra i grattacieli. Abbiamo Prometeo… divinità arrogante, un pò presuntuosa, con quell’aria del “faccio tutto io e come lo faccio io non lo fa nessuno”, …sicuramente il fuoco divino che ha rubato è alimentato dal petrolio di John d. Rockefeller, l’uomo più ricco di tutti i tempi. In questa sorta di Olimpo del capitalismo – sulla parete del grattacielo Rockefeller ci sono pure Zeus e forse Atena o Era (boh) – non poteva mancare un richiamo al multiculturalismo con le centinaia di bandiere degli stati amici e fratelli (dov’è la bandiera dell’Iran?) e naturalmente la consacrazione dello spirito ludico di un popolo eternamente adolescente con un bel negozio della LEGO formato gigante. Sopra tutte le cose aleggia poi un certo alone – lasciatemelo dire – un pò fascista… il razionalismo quadrangolare nei grattacieli, gli orpelli tendenti al kitsch e le iconografie divine che nei volti richiamano pesantemente il nostro Benito Mascellone Mussolini… mah? probabilmente sono tutte distorsioni dell’insopportabile Art Déco… ma, comunque, come il prosciutto crudo e il bagno con i sali… anche i grattacieli sono un pò fascisti. Mi sto perdendo in chiacchiere lo so. Torniamo a noi.
Sono convinto di una cosa: ho visto NY nel momento sbagliato, a luglio… con la caldazza… insopportabile come qualsiasi grande città. Bisognerebbe immaginare la Quinta strada coperta di neve, oppure Park Avenue invasa dalle foglie ad ottobre, oppure Times Square… no Times Square sarà sempre uguale in qualsiasi stagione. Brooklyn in primavera però deve essere uno spettacolo…
In fondo di motivi per amare Nuova York ce ne sono a bizzeffe. Un mio caro amico ne ha trovato uno piuttosto importante, basato però su di una teoria del tutto personale. Questa teoria è tanto folle quanto semplice: le newyorchesi under 35 non portano le mutande. E qui bacchettoni e moralisti di turno possono anche smettere di leggere… è giunto il momento di un pò di sana goliardia come ai bei vecchi tempi delle medie e delle superiori (e pure dell’università). Dunque, questa teoria, per transitività (o qualcosa del genere), potrebbe essere estesa a tutto il popolo femminile americano, secondo un sillogismo alterato dall’alcol che vado ad esporre (e che Aristotele ci perdoni). Premessa maggiore: “Una mia amica di New York non portava le mutande”. Premessa minore: “All’aeroporto ho visto almeno 5 ragazze americane senza mutande”. Conclusione: “In estate tutte le ragazze americane sotto il vestitino svolazzante non portano le mutande”. Dovete sapere che io e questo mio amico, che chiamerò Scannasurgi, abbiamo passato ben due giorni a camminare per New York in lungo e in largo, cominciando dalla folkloristica Harlem (dove ho rischiato di essere arrotato da un motociclista amante dei marciapiedi) fino a giù e ancora più giù nella Lower Manhattan… addentrandoci nei meandri più reconditi del Central Park e del Metropolitan Museum, cavalcando ganzi il selciato di Wall Street, scrutando all’orizzonte la Statua della Libertà, gongolando da falsi Hipster per le strade di Brooklyn… ma in ogni istante, tra una avenue e l’altra, tra Malcom X e Luther King, tra un De Chirico e uno Chagall, tra una Cheese Cake e un caffè troppo lungo… l’occhio era in perenne caccia della traccia di un’assenza …sotto la gonnella, sotto il tubino, sotto il jeans… l’ossessione della smutandata ci colse e non ci abbandonò fino al ritorno in famiglia… e che famiglia. (continua)

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A Means to Mighty Ends

Sono arrivato a New York City alle 7.28 a.m. di un venerdi mattina. Solo. La notte passata in un bus molto scomodo mi aveva regalato la nebbia dell’insonne e un sacco di giunture intorpidite. Sono uscito dal terminal sulla 42esima strada come un monaco che entra al tempio, mondato dalle lordure del quotidiano e da ogni necessita’ e volizione. Apro le porte e New York avvolge come l’acqua un palombaro in caduta libera nell’abisso. Ascolto il mio respiro e scricchiolano le ginocchia, ma il passo si alza e trova presto la sua cadenza. Si cammina sul fondo e lo sguardo si alza d’istinto come quando cerchi luce e aria ma trovi solo muraglie verticali senza fine, da dove potresti essere caduto, ma non importa, perche’ la voglia e quella di prendersi a schiaffi per svegliarsi dal sogno. Invece sorridi e forse ti si dipinge sul viso una domanda indefinita, uno stupore sfumato. Imprechi, butti giu’ qualche sana parolaccia che ti riporta alla realta’ e finalmente ti spuntano le branchie. La tua nuova condizione di sardina metropolitana diventa sopportabile, insieme alle migliaia, in branco ordinate, sei destinato a fluttuare in questo acquario di cemento e catrame.
Ho cominciato ad andare verso est sulla 43esima strada e poi verso nord incontrando quasi per caso la Quinta Avenue… cominciavano a ronzarmi in testa tutte le voci dei dannati doppiatori di attori grandi e piccoli che si davano appuntamenti, che avrebbero svaligiato banche, che consigliavano ristoranti, che abitavano, passeggiavano, sgommavano sulle fottute strade numerate, ho finalmente comiciato a capire cosa diavolo fossero il west end, l’Upper est side, il Village e Soho e tutte quelle cose intraducibili per la Hollywood sbarcata sullo Stivale. Ho visto Times Square senza turisti (alle 7.48 am)e ho capito dopo che era una specie di miracolo.
Ho cominciato lentamente… e lo capisco solo ora – in quelle prime ore a Manhattan… ho cominciato lentamente ad ammazzare un sogno, un immaginario coltivato per anni, nutrito da ore e ore di flussi cinematografici che avevano costruito un mito, anzi un’intera mitologia fatta di luoghi, angoli, palazzi, scorci, ponti, stradine e stradone, taxi gialli e pareti di vetro. Come faro’ adesso a riguardare i film di Woody Allen? o i film di Spike Lee? e sopratutto perche’, tra i grattacieli, Spiderman non si e’ fatto vedere nemmeno una volta? dove sono gli alieni che minacciano di distruggere il mondo, puta caso, sempre dal centro di Manhattan? Eppure ho vagato per questo set a cielo aperto per almeno 12 ore, ma niente, nemmeno King Kong sull’Empire State Bilding. Che delusione! Solo smog, gente e rumore. Ecco il rumore… forse per colpa della stagione (troppi condizionatori accesi), sicuramente per colpa del traffico e non solo, New York ha un livello di decibel pazzesco distribuito in maniera capillare, non c’e’ angolo che si salvi da questo enorme boato continuo che ti rintrona. L’unica zona di salvezza sono i musei, peccato che tra Moma e Metropolitan fanno a gara a chi congela meglio i visitatori (19 gradi secchi dentro, 32 umidi fuori).
Pensavo che Milano fosse sporca, rumorosa e soffocante, beh… quasi tutta Manhattan e’ Milano al cubo, anzi alla quarta. La metropolitana… ecco… il film “I guerrieri della notte” e’ del 1979 (credo o giu’ di li’), guardatelo… la subway e’ ancora cosi’.

Dopo un paio di giorni a New York mi e’ venuto in mente un grande film e una scena in particolare che posso apprezzare solo ora.. (da La 25esima ora di Spike Lee)


e per chi vuole l’originale inglese

(continua)

ehi ma il canada è una monarchia?


Cari tutti, da queste parti ci prepariamo a festeggiare il giorno della Regina Vittoria, il Victoria Day! La superRegina d’Inghilterra che bastonò l’Europa e il mondo per 60 anni, fino a che non è schiattata nel 1901! Bene… dico io… una bella festa nazionale, ma… ma che centra, che ci azzecca una festa nazionale dove la festeggiata è una regina oltreoceano. La cosa mi lascia abbastanza perplesso e allora non mi rimane che googleggiare un pò e aggiornarsi sulla storia di questo strano paese.

Tutti sanno – grazie a hollywood e a reminiscenze scolastiche – abbozzare una storia  minima degli States… George Washington, la guerra d’indipendenza, Abramo Lincoln, i nordisti contro i suddisti, insomma film come L’ultimo dei Mohicani, Balla coi lupi, C’era una volta il West e tanti altri ci hanno riempito la testa di tante informazioni più o meno precise sulla storia di uno straordinario paese che ci ha colonizzato un pò l’anima. Ma il Canada…? diciamoci la verità nessuno sa un cazzo del Canada!  Ebbene il Canada è una monarchia costituzionale e la sua regina è Elisabetta II, la mamma del principe Carlo… oh my god! Non vi tedierò con noiosissime questioni interne, immaginate solo l’incazzatura dei milioni di francesi che vivono qui da secoli e si ritrovano a festeggiare la corpulenta Victoria! Insomma la storia la fanno i più forti e un paio di secoli fa – o giù di li – i più forti furono gli abitanti di quella dannata isoletta del nord-europa… vinsero gli anglofoni insomma… ma ormai di francofoni ce n’erano a bizzeffe quindi si son dovuti organizzare ed è nata l’accozzaglia di lingue, culture e tinte di pelle che è oggi questo paese, alla faccia di Irochesi, Uroni, Algonchini e di tutti i nativi aborigeni.

Non c’è niente da fare… gli Usa sono una nazione cazzuta, irascibile come poche e con una superbia invidiabile, la propria indipendenza se la sono conquistata a suon di schioppettate nel sedere ai sudditi di re Giorgio, la sua Costituzione comincia con la parola LIBERTA’!… la Costituzione del Canada invece (come mi ha fatto notare un canadese) comincia con la  parola Pace… che teneri paciocconi, che democratici questi canadesi… e intanto si ritrovano tra le foglie d’acero il faccione della regina Vittoria. Bah!

Comunque facendo un giro dentro Toronto sembra di essere a Lecce sotto Natale, baracchini di venditori di fuochi d’artificio in ogni angolo (si okkei… paragone da provinciale incallito). E aspettiamo domani THE VICTORIA DAY.

P.s. ringraziamo e ringraziate Paola Scattolon per le foto allegate!

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