Buongiorno Italia e gli spaghetti al dente…

Mentre la nostra nazionale sprofonda sotto i colpi dei conquistadores, mi vien voglia di scrivere due righe. Da queste parti c’è grande trepidazione, siamo in attesa dell’avvento dei Nonni Sambati-D’Ettorre direttamente dalla Capitale sprofondata, pare, tra le fiamme dell’inferno. Per l’occasione la stanza dei giochi di Pietro è stata restaurata per accogliere la mai troppo esile stazza del venerato Nonno, venerato dal mio ragazzo come una divinità pagana che come per miracolo si materializzerà domani notte… invece la stanza da letto dello stesso sarà occupata dalla superNonna che non vede l’ora di spupazzarsi il pupo fino a consumarlo …. intanto la Spagna ha segnato il terzo gol, direi che la nostra Italia se ne va a casa a testa china. Secondo me è il Nonno che, guardando stasera la sua unica partita, ha portato una sfiga pazzesca. Io invece come il peggiore dei peggiori – fantozzianamente –  ho un auricolare nell’ orecchio destro sintonizzato su Radiopopolare… ma solo dal 72esimo… Devo dire che non mi aspettavo una passione accanita da parte dei canadesi per il calcio… qua diventano pazzi, quando il portogallo ha passato gli ottavi (forse) il quartiere portoghese sembrava Rio de Janeiro durante il carnevale polizia in bici, sbirri a cavallo, volanti e pantere, elicotteri e ….. 4 a zero… che umiliazione… oggi nessun italo-americano scenderà in strada a festeggiare per tutta la notte… peccato uno spettacolo curioso tutto sommato… c’è un piacere sottile e una sorta di sadismo – lo ammetto – a pensare che tutti i soldi spesi in bandiere, trombette, fiochi d’artificio e trikke trakke… saranno adesso completamente inutili… tutte le auto ridipinte col tricolore se ne staranno mestamente in garage, nessuna fanciulla dalle tette dolci si dipingerà la faccia di bianco-rosso e verde, nessun idiota con il suv sfiancherà il suo clacson, le pizzerie saranno vuote, la moretti non scorrerà a fiumi… e diman tristezza e noia recheran l’ore… Dai la mia è solo una provocazione, devo dire che ho goduto dell’ultima mezz’ora di Italia-Germania, seduto sulla bici con la prole addormentata tra le cosce, ho trepidato davanti alle falcate del nostro Balotelli (scoprendo per altro che anche la nostra nazionale mostra il segno dei tempi) animato da un sano agonismo, insieme a un branco di italiani anglofoni e uno sparuto gruppetto di mangia-wurstel che in maniera molto civile guardavano la partita all together. Il piccolo se la dormiva ma è stato svegliato in maniera brusca dall’urlo del finale, quando tutti gli astanti come tarantolati si sono rovesciati in strada diretti a Little Italy, sfruttando gli ultimi effetti delle birre tracannate negli appositi recinti all’aperto. Ecco… questa è una cosa degna di nota, in questo paranoico paese… immaginate di essere in un parco o  in un giardino, in una bella piazza o in una via suggestiva, in un quartierino che regala angolo deliziosi o nella via dei mercatini…e ad un certo punto, in quel caldo pomeriggio d’estate, ti viene voglia di una bella birra ghiacciata, di quelle che quando le stappi frizzano, di quelle che il vetro suda condensa come rugiada miracolosa, allora tu cominci allora a fantasticare di fette di limone infilate nella Corona, di bicchieri con la brina a raccogliere Hoegaarden antigravitazionali e di gorgheggi d’epiglottide alla Heineken:  rutti attesi come orgasmi… mentre ti perdi in questo deliquio, decidi di entrare in un bar e farti la tua “canadese” (chi mi sa dire perchè noi terroni chiamiamo così la birretta da 33ml??!!). Hai due scelte: o consumi al banco come un novello Bukowski, oppure all’aperto ma dentro il recinto. Il recinto è uno spazio chiuso da transenne più o meno eleganti che segna il luogo simbolico della perdizione… chi entra nel recinto è un reietto consumatore di alcolici… addio sogni di alberi sopra la testa mentre ingolli il tuo sorso di bionda, addio passeggiate amene dalle dita umide e dalla gola profumata di malto e luppolo, addio grigliate sotto le stelle innaffiate dal dono di Bacco…

… bah cambiamo discorso

Come avete visto dalla foto da questa parte dell’oceano si affronta l’estate meglio che si può. Il fanciullo affonda le gambe in qualsiasi vasca piena d’acqua gli capiti a tiro, mamma e papà, invece, che hanno pretese più ampie hanno aspettato con ansia l’apertura delle piscine, avvenuta come d’incanto il 29 giugno. Piscine gratis per tutti sparse un pò per tutta la città, ma mica piscinette del piffero, roba seria con scivoli e giochi d’acqua, insomma da passarci una bella giornata.

“Caro…?! Allora tu e il pargolo andate in piscina oggi?!

“Certo cara, una delle più belle!”

“Ah bene! Tutta la giornata?!”

“Mah veramente apre alle 12”

“Alle 12??!!… e che cacchio di orario eh?… vabbè poi state tutta la giornata!”

“Veramente chiude alle 15.45 e poi riapre alle 17…. sai per favorire il ricambio”

“Ah … dalle 12 alle 15… dobbiamo comprare altra crema solare…”

Non c’è dubbio, in quanto a offerta di servizi al cittadino Toronto la sa lunga, ma te la complicano un pochino anche. La piscina comunque ce la siamo goduta, venerdì e sabato (compleanno della mamma- per chi non lo sapesse). La mamma ha litigato per l’ennesima volta con il mondo e questa volta per colpa della seconda paranoia serpeggiante in Canada: la sicurezza. La piscina comprendeva due vasche, una più modesta effetto Maldive con il fondo che declina da zero a 120 cm e l’altra di una ventina di metri che passa da 1 metro e 45 a 2 metri e 75,uno scivolo arancione rendeva più arzigogolato il paesaggio. Un paio di piscine del genere in Italia animerebbero spasmodicamente gli ormoni di stormi di adolescenti che tra tuffi a bomba e gavettoni frenetici animerebbero la bile dell’unico bagnino solo a fine giornata. In Canada NO. Anche gli adolescenti obbediscono genuflessi al redarguire lesto dei 6 – dico sei – LIFEGUARD (leggi bagnini) che vigilano, tre sulle torrette, tipo giudici del tennis, e tre bordo vasca. Indaffarati a far rispettare il decalogo del bravo bagnante. Una cicciona sul suo trespolo ha rimproverato la mamma perchè permette al figlio di correre pericolosamente sul cemento insieme al suo amichetto. Un altro yankee di 17 anni, secco come Joshua ai tempi d’oro, rompeva le palle perchè il padre portava il figlio all’acqua alta (un metro e venti) con solo i braccioli e senza il giubetto d’ordinanza… insomma non è stato esattamente rilassante… vabbè chiudo qui alla prossima… tanti baci a tutti 🙂

http://www.youtube.com/watch?v=zRDVQT_MT-o

Uno spettro si aggira per Toronto… e se rimanessimo qua?

Certo dalle foto e da quello che leggete voi direte … cacchio è tutto una figata!! che fortunati quei tre! beh manco per un cazzo… io francamente non dormo la notte… Non so esattamente perchè… forse perché non riesco a prendere questa parentesi canadese per quello che è… giusto una parentesi, o se preferite una finestra affacciata su un altro mondo dove capire più o meno quello che succede… Non dormo la notte forse perché attanagliato dal dubbio di aver fatto la scelta giusta e dall’ansia di dover scegliere sempre per il meglio… tutti hanno dato per scontato che ad Ottobre si torna… e anche noi. Quest’idea non è cambiata, troppe cose lasciate sospese attendono una conclusione o una fine a Milano… il dottorato della mia metà, il mio lavoro, il prezioso posto all’asilo del Mostriciattolo (non parlando naturalmente della rete di amicizie e affetti).
Partire è stata una scelta giusta e sacrosanta non c’è dubbio. Poi, superata la fase adrenalinica (10 giorni) dell’arrivo, sei incalzato dall’ansia di rendere proficuo il tuo soggiorno. Trovare un lavoro? imparare l’inglese? conoscere a fondo la città, la regione e tutto il continente? Cosa fare? Dove andare? Con chi parlare? Ma tutto deve essere ridimensionato davanti alla curatela del pargolo.
6 mesi sono pochi… pochissimi per organizzare la vita di una famiglia in un altro posto. Quindi, fatti due conti, è molto probabile che papà non saprà parlare in inglese meglio di quando è partito e la mamma avrà un grosso stress da fine lavori intellettuali, mentre il piccolo – gongolante – avrà goduto a profusione di questi luoghi e di tornare all’asilo non avrà per niente voglia. E meno male.
Beccatevi anche questo sfogo brutti cazzeggiatori del web, anzi… accogliete queste – come chiamarle? – perplessità… da parte di un “ragazzo” che, come me, di parlare vis-à-vis proprio non c’ha voglia mai.
Un abbraccio.

HELLZAPOPPIN’ POST

Cari affezionati, questo blog sta per trasformarsi in un diario intimo, un confessionale perso nel cyberspazio, ma anche un accozzaglia di parole e immagini. Tanto per cominciare: l’altro giorno ho rubato un grappolo d’uva. Ebbene si, in un eccesso di zingaraggine io e il marmocchio eravamo in giro senza una meta fissa, camminavamo così, per il solo gusto di camminare (in verità camminava il padre e il figlio, sulle spalle appollaiato, rimirava la città, la folla, i camion e le autogru) su e giù per la Dundas Street West. L’ora del pranzo era bella che passata così lesto e furtivo, sotto suggerimento della prole, pongo la stessa sul braccio sinistro e in mezzo alla calca del mercato il braccio libero agguanta un bel grappolo. Con una faccia di bronzo esemplare il pupo comincia a mangiarla senza nemmeno raggiungere la distanza di sicurezza. E via, per oggi il pranzo è assicurato. Possiamo girovagare ancora per un pò, in questo strano mondo. E lasciarci andare a riflessioni ed emozioni, rimembranze transoceaniche e nuove visioni almeno finché lo sfintere del mostro cavalcioni richiamerà a sè tutte le nostre energie…

E’ passato ormai un mese e mezzo abbondante dal nostro arrivo e ormai passeggiare per Toronto è diventata una piacevole consuetudine, sopratutto quando ci sono almeno 20 gradi, una brezza sotto i 20 km/h e non più dell 60 % di umidità. In questi 45 giorni sono successe un sacco di cose, alcune belle, altre meno belle, alcune semplicemente pallose e molte altre che hanno messo a dura prova i nervi di madre, padre e figlio. Nel frattempo un migliaio e passa di volte questo blog  è stato aperto e letto da voi gente d’oltreoceano (in verità abbiamo degli abbonati anche da queste parti), molti hanno elogiato la scrittura svolazzante e un pò underground e il sottoscritto se ne compiace non c’è dubbio, ma è giunta l’ora di svelare almeno uno dei tanti mentori della prosa cinico-iperbolica, andate qui e fatevi due risate http://paperogaedintorni.wordpress.com/. Non credo che l’autore se ne abbia a male se diffondo le sue disavventure.

Ma torniamo a noi.

Come potete vedere da alcune foto sparse un pò a caso, qui in un mese sono cambiate molte cose, tanto per cominciare fa un caldo boia e per la prima volta nella nostra vita viviamo con l’aria condizionata fissa a nutrire la nostra artrite. Anche il mio pargolo, che di solito di fronte ai cambiamenti climatici non fa una piega, ha avuto qualche difficoltà di regolazione termica quando siamo rimasti impantanati sopra un tram di 8 tonnellate scaldato al sole in mezzo ad un piscina di sudori interetnici dove la focena più magra pesava 120 kg e il suo carrello della spesa traboccava mazzi di cipolle. Ho visto un rivolo di sudore scintillare sulla giovane tempia del mio ragazzo e il suo sguardo fisso nel vuoto implorava aria, acqua, qualsiasi cosa fosse sotto i 30 gradi. Insomma fa caldo, quel bel caldo umido che ti entra nei polmoni e te li sciacqua, che te lo senti in bocca e vien voglia di masticare e mandare giù. Aaaah altro che scirocco! Altro che favonio e faugnu!

Mentre tento di dare una forma leggibile – vano tentativo – a quello che scrivo passano i giorni e siccome ci sollazziamo spesso a parlare del tempo – sopratutto con il parentame via skype – vi aggiorno sulla situazione meteo, dopo un assaggio da savana sub-tropicale, qua è tornato il freddo, siamo intorno ai 13 gradi con vento da sferzante da nord e pioggie a tratti. Tempo più ballerino di questo non l’ho mai visto. Meno male che maggio ci ha regalato bellissime giornate giusto nel week-end quando l’allegra famigliola si riunisce per organizzare le – ormai – consuete gite. Stavolta “on the beach”, tutti in spiaggia, ma spiaggia da lago però.

Arriviamo che la temperatura non è esattamente da tintarella, il vento sostenuto ci regala brividi lungo la scoliosi, ma l’effetto distesa d’acqua e sciabordio sul bagnasciuga la dice lunga e rilassati ne godiamo. Il ragazzo cavalca le dune di una sabbia morfologicamente più vicina alla brecciolina  e si protende immancabilmente verso la riva dove il lago attende le sue scarpe, le sue calze e magari anche il bordo dei pantaloni, dipende dai riflessi di papà. Con lentezza scegliamo un posto dove accamparci e aspettare come lucertole che il sole ci scaldi abbastanza da liberare la pelle e cominciare a seccare gli strati di muschio che coltiviamo sotto magliette, maglioni e braghe di fustagno. Mezzi nudi finalmente, ci accoccoliamo sotto i raggi uv-a e uv-b della nostra stella che – devo dire – picchia di brutto. Mangiamo, giochiamo, pisciamo in pubblico, ruttiamo, scorreggiamo, dei veri signori insomma, mentre la mamma scatta fotografie. Il pargolo trova anche il tempo di schiacciare un pisolo, estasiarsi con degli aquiloni giganti, ascoltare buona musica dal vivo e naturalmente lanciare pietre nell’acqua per 4/6 ore consecutive. Insomma un’intera giornata di quelle che piacciono a papà… senza fare niente ma avendo a disposizione tutto.

E poi arrivò il circo. Ora, io non sono un esperto, certo, però, penso di avere una buona sensibilità per l’arte circense, insomma davanti ad un mangiafuoco, ad un acrobata o ad un prestigiatore penso di saper riconoscere un ciarlatano da uno che invece ci sa fare. Dovete sapere allora che qui a Toronto un paio di settimane fa hanno aperto una tre giorni chiamata nientemeno che Festival Internazionale del Circo. Wow dico io. Urka dice la mia metà. Uuuuuuhhh ulula il figlio. La location è perfetta, in centro, sul lungo lago, svariate migliaia di metri quadri dedicate all’evento. Ci fiondiamo come faine nel pollaio. Ora, non voglio fare il solito provinciale che sminuisce tutto quello che incontra però a tutto c’è un limite. Ad accoglierci un tizio sui trampoli che a rischio di collasso, ballava, suonava la chitarra e cantava sotto il sole, dentro il suo vestito da Cappellaio Matto or something like this. Ci immergiamo nella folla allora e andiamo alla scoperta della “situazione”. A ore 10 si staglia il gazebo della Procter&Gamble che regala stecche di proteine… tipo wurstel da ciucciare come un calippo… bah. A ore 2 lo stand della zia Maggie (Aunt Maggie) che insegna come coltivare l’orto e voler bene alla Madre Terra (mi raccomando reciclate!), 40 passi più avanti Zero gravity Circus vende magliette e propone posture da scimmia ai bambini stagionati appesi ad una corda come prosciutti, alle nostre spalle ci coglie un’esalazione di una frittura di pesce radioattiva che a solo inalarla ti si intasano le coronarie… insomma per il momento ci troviamo immersi in una sorta di casbah yankee piena di ciccioni che mangiano porcate e di gente che vuole venderti altre porcate ancora… ok ma il circo dov’è? Look… look over there, la Scuola di arte circense propone il suo spettacolo con i suoi giovani allievi… bene! andiamo a  vedere. Su un palco che neanche i Pink Floyd, un paio di contorsioniste e due ragazzini ossuti che giocano con le corde divertono qualche decina di centinaia di cerebrolesi… il mio ragazzo si annoia quasi subito, mamma e papà reggono per buona creanza poi abbandonano la postazione… vabbè dai proviamo all’interno, ci sono dei padiglioni con altri eventi… oooh finalmente una cosa sensata… uno stanzone gigante stracolmo di scatole ripiene di mattoncini lego, una vagonata di mattoncini lego di ogni forma e misura, roba da mandare in estasi qualsiasi moccioso e adulto accompagnatore… eh si …ma che centra con il circo?! … eeeh la Lego è uno degli sponsor… aaaahh ecco. Torniamo là fuori nella speranza che sul palco ci sia qualche spettacolino simpatico, che ne so… un paio di clown, un mangiafuoco, un giocoliere, qualsiasi cosa che non debba sollevare la tua coscienza di spettatore all’umana pietà… macchè… una sorta di Grillo Parlante in calzamaglia parlava a profusione dicendo – da quello che ho potuto capire – un sacco di fregnacce… That’s entertainment! Scoraggiati prendiamo la via del ritorno, ci conforta solo la presenza di Sol, Santiago e Julian che attrezzati per un pic nic ci guidano verso un piccolo parco dove dimenticare per sempre il TORONTO INTERNATIONAL CIRCUS FESTIVAL.
Eccovi una buona manciata di foto…

ehi ma il canada è una monarchia?


Cari tutti, da queste parti ci prepariamo a festeggiare il giorno della Regina Vittoria, il Victoria Day! La superRegina d’Inghilterra che bastonò l’Europa e il mondo per 60 anni, fino a che non è schiattata nel 1901! Bene… dico io… una bella festa nazionale, ma… ma che centra, che ci azzecca una festa nazionale dove la festeggiata è una regina oltreoceano. La cosa mi lascia abbastanza perplesso e allora non mi rimane che googleggiare un pò e aggiornarsi sulla storia di questo strano paese.

Tutti sanno – grazie a hollywood e a reminiscenze scolastiche – abbozzare una storia  minima degli States… George Washington, la guerra d’indipendenza, Abramo Lincoln, i nordisti contro i suddisti, insomma film come L’ultimo dei Mohicani, Balla coi lupi, C’era una volta il West e tanti altri ci hanno riempito la testa di tante informazioni più o meno precise sulla storia di uno straordinario paese che ci ha colonizzato un pò l’anima. Ma il Canada…? diciamoci la verità nessuno sa un cazzo del Canada!  Ebbene il Canada è una monarchia costituzionale e la sua regina è Elisabetta II, la mamma del principe Carlo… oh my god! Non vi tedierò con noiosissime questioni interne, immaginate solo l’incazzatura dei milioni di francesi che vivono qui da secoli e si ritrovano a festeggiare la corpulenta Victoria! Insomma la storia la fanno i più forti e un paio di secoli fa – o giù di li – i più forti furono gli abitanti di quella dannata isoletta del nord-europa… vinsero gli anglofoni insomma… ma ormai di francofoni ce n’erano a bizzeffe quindi si son dovuti organizzare ed è nata l’accozzaglia di lingue, culture e tinte di pelle che è oggi questo paese, alla faccia di Irochesi, Uroni, Algonchini e di tutti i nativi aborigeni.

Non c’è niente da fare… gli Usa sono una nazione cazzuta, irascibile come poche e con una superbia invidiabile, la propria indipendenza se la sono conquistata a suon di schioppettate nel sedere ai sudditi di re Giorgio, la sua Costituzione comincia con la parola LIBERTA’!… la Costituzione del Canada invece (come mi ha fatto notare un canadese) comincia con la  parola Pace… che teneri paciocconi, che democratici questi canadesi… e intanto si ritrovano tra le foglie d’acero il faccione della regina Vittoria. Bah!

Comunque facendo un giro dentro Toronto sembra di essere a Lecce sotto Natale, baracchini di venditori di fuochi d’artificio in ogni angolo (si okkei… paragone da provinciale incallito). E aspettiamo domani THE VICTORIA DAY.

P.s. ringraziamo e ringraziate Paola Scattolon per le foto allegate!

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Impressioni da un mondo a parte

Rieccoci!

Dopo un pò di giorni di assestamento la famiglia Rizzo cavalca la foglia di acero!

Allora il quadretto è questo… Immaginate una casetta con il tetto a spiovente e un grande ciliegio (e non un mandorlo!) a dare il benvenuto, questa è la nostra dimora e forse, dico forse, lo rimarrà se quella stordita della nostra padrona di casa riesce a risolvere un pasticcio infornato mentre si fumava la sua dose quotidiana di crack, altrimenti speriamo che Toronto abbia qualche ponte disponibile… Comunque… a parte il pavimento che scricchiola, le formiche, i buchi tappati col nastro adesivo e le pareti azzurre, questa casetta ha un unico grande difetto (oltre alla sua padrona) è un pò lontana dal centro universitario… e la povera mamma – che porta il pane a casa – ogni mattina, diligente, si alza all’alba delle 9 e si dirige – scollatura, jeans attillato, collana pendant con orecchini – verso le lontane miniere della conoscenza dove la aspettano atroci turni di scavi tra tomi e moquette, scaffali, e plafoniere al neon. Il povero papà lasciato sull’uscio all’ombra del ciliegio, dopo il bacio quotidiano, striscia le mani sul grembiule e prende in braccio il pupo che già fa ciao ciao con la manina alla sua mamma splendida splendente sotto il sole di maggio. Tristi quanto basta per aver salutato la cara mammina, i due Rizzos, chiusa la porta, sanno già che anche oggi passeranno una giornata come solo due maschi sanno fare. Minimo sforzo, massimo risultato (almeno per il minorenne dei due).

Accatastate in un angolo qualsiasi le tazze della colazione (dove tra padre e figlio è un pacco di biscotti alla volta), ci si prepara per uscire.

Tolto il grembiule il papà sfoggia la sua maglietta più attillata e ancora in mutande tende un agguato da serpente a sonagli al mostro con i capelli a caschetto che lotta come una mangusta contro l’ennesima vestizione del pannolino. In un intreccio da lotta greco-romana il figlio è vestito, il padre recupera calzoni, scarpe e zaino con tutto il necessario (cambio completo, milleusi, spuntino, acqua, giochino da intrattenimento, libretto da rilassamento, mappa).

Da che il ragazzo ha imparato a camminare il papà ha deciso che ha dà camminare… niente passeggino e via in marcia.

Ora, le occupazioni che offre una città nord-americana a due maschi europei in cerca di intrattenimento sarebbero molteplici se uno dei due fosse alto almeno un metro e mezzo e l’altro non avesse responsabilità civili e penali da obtemperare nei confronti del primo, un tappo di 93 centimetri.

A parte le facezie, la domanda è: cosa offre Toronto ad un bimbo di due anni e a suo padre? Tantissimo pare! Sopratutto se ci si alza presto e si esce di buon’ora. Non è il nostro caso naturalmente, dopo aver cavalcato 6 meridiani di fuso orario il mio ragazzo non leva le sue sacre terga dal letto prima delle 9 (e papà gode), ma basta attrezzarsi con un pranzo al sacco e la città e i suoi segreti si apriranno come per magia sotto i passi dei due consanguinei.

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Primo esperimento: Toddler time

Non so quanti di voi hanno già provato l’imbarazzo di dover coinvolgere un infante in un’attività ludica dovendo rinunciare per sempre a quella postura adulta dolorosamente conquistata e alla propria maschia compostezza di un corpo più meno in letargo. Battere le mani, capriole e girotondi non sono proprio un’iniezione di serotonina superati gli 8 anni, ma per amore dei figli… superata quella fase – e meno male che il sottoscritto ha affinato le sue prestazioni per cause professionali – di fronte alle circonvoluzioni di alcune mamme obese e alla voce melensa delle animatrici anglofone, la compassione è talmente intensa che scoraggerebbe il padre/educatore più intrippato. Ma il ragazzo si diverte in questa mezz’ora gentilmente concessa da tutte le biblioteche di Toronto (quelle che noi chiameremmo le biblioteche rionali). E quindi lasciamo divertire il ragazzo che magari anche papà impara un pò di inglese, cantando i teneri jingle per i nostri toddlers (i bimbi dai 18 ai 30 mesi). Bisogna ammettere che le biblioteche hanno un’attenzione maniacale per tutto ciò che riguarda i bambini, oltre a sterminati scaffali dedicati solo a loro, la maggior parte delle attività proposte attraversa tutte le minori età possibili e ogni biblioteca diventa un punto di riferimento per tutta la famiglia. W le Toronto Library! Dimenticavo… la nostra biblioteca preferita è quella più vicina a casa, non perchè sia la più comoda… ma perchè c’è la nostra Mary… vero ragazzo? che ci regala gli adesivi, che ci sorride sempre e ci parla un italiano che ci manda in sollucchero… aaaah la nostra Mary con le sue braccia da fornaia e gli occhi vispi come le nostre donne japigie… i genitori di Mary sono di Bitritto!!!

Secondo esperimento: Drop-in

Ecco un’altra parodia dell’asilo. Il Drop-in. Praticamente è un luogo più o meno grande che può avere diverse stanze. Di solito si risolve tutto in un grosso stanzone dove si svolgono tutte le attività. Paghi una quota annua (10 $), iscrivi tuo figlio all’attività (altri 20, 30, 100$ dipende) e hai un bel calendario dove in quei giorni e quelle ore il sangue del tuo sangue avrà la fortuna di intrattenersi con i suoi simili e montare e smontare a piacimento il giocattolo di turno, battere le mani, fare i girotondi eccetera. Bene!! Dico io… e a che ora torno a prenderlo?…. Torni a prenderlo… no, no… tu stai li con lui! Aaaah ho capito. Insomma anche qui tramontano le speranze paterne di abbandonare a se stesso il ragazzo almeno per un’oretta… Però se non vuoi partecipare alle attività c’è la Toys Library.. mmmmh la libreria dei giochi… eccola qua! una stanza 4x4m con una colata fisher price di plasticume atossico, puzzle in legno anni 80 e una manciata di tricicli per girare in cerchio intorno alle sedie degli adulti. Gli adulti… tutte donne naturalmente, donne con un occhio fisso sull’infinito e l’altro attento a che il pupo non si strozzi con i cubi di legno, donne dalle braccia conserte abbandonate alla propria sedia che parlano ad un interlocutore invisibile mentre passano l’ennesimo acino d’uva ad una bimba in rosa traballante e corpulenta… ma attenzione… la bimba yankee ha un’accompagnatrice afro, il bimbo latino ne ha una dagli occhi a mandorla… babysitteraggio interetnico!… sono troppo avanti questi canadesi! Eh si! Prassi comune vuole che – per esempio – madre afro di figlio 4enne prenda a carico altro bimbo di madre (lavoratrice) di classe più elevata… e le classi più elevate quasi sempre sono di colore bianco… pallido e smunto. Mentre io mi raccapezzo tra shock culturali e calcoli sociologici, un caterpillar di plastica ha catturato l’attenzione del mio duenne… ma fuori c’è il sole, tanto vale portare il pupo a rimorchiare qualche coetanea in un parco.

Terzo esperimento: il day-care

Eccolo finalmente l’asilo nido! Anzi il Nido d’infanzia! Okkei, anche in nord-america hanno dei servizi sociali allora! E che cavolo! E noi che ne parliamo sempre male!

– Scusi, buongiorno, vorrei iscrivere mio figlio al vostro Asilo… posso avere delle informazioni?

– Certo caro papà, questa è la brochure, ci sono gli orari, le attività giornaliere, i prezzi…

– Ah i prezzi… vediamo …. 65 dollari… alla settimana?

.- No caro papà, al giorno.

Moretti aveva ragione: http://www.youtube.com/watch?v=E-GkBzNDfKM

Alla prossima, dove leggerete di furti d’uva e accampamenti in luoghi sacri… e poi di parchi, alberi e denti di leone (i fiori) e di… pancake con lo sciroppo d’acero.