We’ve seen things you people wouldn’t believe…

Cari tutti che ci visitate (festeggiamo i 10.000 contatti!),
da queste parti il tempo scorre veloce, il vostro marmocchio preferito cresce alla velocità della luce e se ancora non mette due parole insieme, vi assicuro che in compenso corre e gioca come un assatanato. Lontani sono i tempi che videro la vetusta progenie solcare le terre canadesi. Ora the Rizzos continuano l’avventura cavalcando sicuri verso il suo traguardo in perfetta sincronia stellare: la cintura di Orione incontra Giove sul perielio di Mercurio e la triangolazione con le Pleiadi ci assicura un settembre in equilibrio “perfettamente instabile”. Le ultime settimane – infatti – sono state molto intense e tutta la famiglia ha accumulato esperienze di alta formazione sensoriale, tanto da riempire un magico cappello a cilindro di oggetti fantastici e visioni cristalline. Insomma abbiamo fatti i turisti.

CAPITOLO 1 – ALGONQUIN PARK
E’ successo che un giorno, come per incantesimo, mi sveglio una mattina dentro una tenda… sacco a pelo, materassino, ossa doloranti. Al mio fianco la mia sposa e dopo di lei il nostro ragazzo raggomitolato in un angolo, anche lui nel sacco per dormire due volte la sua lunghezza. Il nostro bozzolo era sospeso in quella strana luce d’aurora che si accende nelle tende con i primi raggi del sole, una via di mezzo tra la luce lunare e un neon sparato negli occhi. Getto uno sguardo veloce prima ai volti di affiliati e consanguinei e poi alle pareti del nostro igloo sintetico.
Anche questa notte nessun orso è venuto a farci visita.
Niente ironia gentili lettori, nella foresta dove eravamo la probabilità di incontrare un orso era piuttosto sostenuta, una probabilità piuttosto inedita per noi europei, quasi sprovvisti di plantigradi. Dunque mi svegliavo ed ero felice che la nostra tenda fosse ancora intera e nessuno squarcio a forma di artiglio avesse lacerato la nostra alcova di poliammide. Non tutti amano il campeggio, ai Rizzos invece il campeggio piace parecchio pare. Sopratutto il campeggio estremo. Il sottoscritto ama tirare fuori la testa dalla zip la mattina e scoprire di essere ancora (vivo) in mezzo al bosco, respirare profondo, dire qualche stronzata tipo:”Mi piace l’odore del napalm al mattino…” e cominciare una nuova giornata in cui tutti gli accessori superflui della vita borghese sono come per incanto eliminati. Vuoi lavarti la faccia? Non puoi, non c’è il lavandino. Vuoi svuotare le viscere leggendo un gustoso fumetto? Non puoi, non c’è una tazza nel raggio di 48 km. Vuoi mangiare una calda e nutriente colazione? Non puoi, il cibo è appeso a 5 metri da terra a 30 metri dal campo per evitare visite sgradite di lupi e altri simpatici 4 zampe. Vuoi farti un robusto caffè nero? Non puoi, noi canadesi beviamo sciacquatura di piatti marroncina. Vuoi magari ascoltare un pò di musica o le ultime notizie? Povero ingenuo… l’aggeggio più evoluto a tua disposizione è l’accendino. L’unica cosa che puoi fare quando ti svegli la mattina presto in una sterminata foresta di conifere che si affaccia su di un’immensa laguna solcata da una foschia vaporosa che lentamente si dissolve ai primi raggi di un sole brillante sulle piume di aironi e strolaghe, l’unica cosa che puoi fare quando ti svegli in un posto simile… è guardarlo. Guardarlo e ascoltarlo. Siamo nel cuore di un parco grande quanto il Friuli, niente elettricità, niente acqua corrente, è inutile cercare un posto dove prende il cellulare, il tuo cellulare da 400 euro lo puoi buttare nel cesso, ah no, il cesso non c’è. Non sentirai nessun motore, nessun aereo potrà solcare il tuo cielo, l’unico mezzo autorizzato è la canoa, l’unica strada è l’acqua. Che goduria!
Se poi a tutto questo ci aggiungi che finalmente ho una scusa perfetta per abbassare di parecchio il mio standard di igiene personale, che finalmente il pargolo ha una scusa perfetta per essere veramente selvaggio, lercio e bisunto pronto per la caccia alle rane accompagnato dal suo cane-lupo Lucy, che finalmente posso accendere ogni mattina il fuoco con tonnellate di legna che la foresta offre, cucinare i miei fagioli e mangiarli direttamente dalla padella, che finalmente posso fare un bagno che non sappia di cloro e scivolare tra le rocce lisce di una natura benigna, che finalmente l’indice della mia sposa è diventato rovente grazie a 10 milioni di foto… beh signore e signori, benvenuti in paradiso.
E se poi ci aggiungete che tutto questo è stato possibile grazie ad una persona tanto cara e deliziosa… beh allora il paradiso è pieno di hostess senza aerei. GRAZIE!

Ecco un video didattico http://youtu.be/id9p6ArDZgA

E così ogni mattina per mangiare dovevo far ginnastica e poi partire a raccatar legna, aggirandomi circospetto a non più di 50 metri dal campo, con una carica di adrenalina pronta ad esplodere e la salivazione azzerata, con le orecchie tese come un vulcaniano, pronto a correre con le ginocchia sopra la punta delle stesse, in preda al panico paranoide istillato dal fantasma di un peloso orso nero che mi solletica le terga.
Di orsi comunque neanche l’ombra. Una notte però, prima uno solo, poi tre e poi tanti ululati hanno svegliato anche il mio secondo occhio. Lupi nelle vicinanze? Tutto è durato troppo poco per essere veramente preoccupante, con la grazia di san Francesco ed un’atarassia gemellata con madre natura, mi son rigirato a ronfare fino al mattino.
3 notti e 4 giorni di questa vita hanno portato a nuova esistenza il corpo e la mente di tutta la famiglia. Finalmente a stretto contatto con anglofoni veri, siamo andati oltre il genitivo sassone e via verso l’infinito e il congiuntivo. Un gruppo cospicuo di boscaioli metropolitani ci ha accompagnato in questa avventura (e dotato di attrezzatura sopratutto), ci ha insegnato come pagaiare senza girare in tondo, ci ha viziato con stormi di pancake e spiedini di palline di zucchero (i marshmallows!). Il nostro duenne ha anche messo gli occhi su una fresca pulzella di 15 anni e adesso, quando la vede, cammina sulle punte e assume espressioni da ebete. Il vostro affezionatissimo ha anche sfoderato i suoi vecchi successi da strimpellatore di chitarra davanti a un bel fuoco di bivacco, duettando amorevolmente con la sua sposa… insomma un campeggio ‘into the wild’ con tutti quanti i crismi… ma non finisce qui cari tutti. Cosa è che ci piace di più? il contatto con le bellezze della natura selvaggia o il lusso addomesticato immerso in un paesaggio da sogno? Per sapere del secondo dovrete aspettare il prossimo capitolo. Intanto ecco le foto. Bye bye :-).

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